Poste Italiane, la Cgil vince la causa per discriminazione
Un importante vittoria è stata riportata dalla Cgil contro Poste Italiane sull’applicazione dei congedi parentali in maniera discriminatoria.
I FATTI
Nel febbraio del 2022 una lavoratrice aveva presentato domanda di mobilità volontaria a livello nazionale indicando Palermo quale provincia di preferenza. Poste italiane non le aveva riconosciuto i punteggi relativi alle assenze per maternità e congedo parentale negandole 15 punti che sarebbero stati necessari per risultare vincitrice della mobilità, relegandola in questo modo al 28esimo posto in graduatoria.
La sezione Lavoro del Tribunale di Asti ha ritenuto discriminatoria la regola applicata da Poste Italiane che non conteggiava il congedo parentale nel punteggio di ‘presenza in servizio’. Il decreto del giudice ha riconosciuto il trasferimento della lavoratrice in provincia di Palermo e ha disposto un risarcimento complessivo di oltre 44 mila euro.
TRE COSE DA SAPERE
- Discriminazione ‘di fatto’: anche un criterio neutro può diventare discriminatorio se penalizza l’esercizio dei diritti di genitorialità.
- Effetto sulle madri e sui genitori: punteggi e graduatorie possono trasformarsi in barriere che rendono più difficile conciliare lavoro e cura.
- Scelte ‘obbligate’: il Tribunale collega il mancato trasferimento a conseguenze concrete (aspettativa e riduzioni d’orario) e riconosce il danno.
La decisione tocca un nodo strutturale del mercato del lavoro: molte donne, dopo la nascita dei figli, si trovano spinte verso soluzioni non veramente libere – riduzioni di orario, part-time ‘involontario’, aspettative – perché l’organizzazione del lavoro premia chi non si assenta e penalizza chi si prende cura. Nel caso concreto, il decreto richiama proprio la perdita retributiva per l’aspettativa (aprile 2023 – ottobre 2024) e la trasformazione da part-time 85% a part-time verticale 50% (luglio 2024), oltre ai costi per raggiungere la sede di lavoro, come effetti del mancato trasferimento.











